NEET in Italia: un problema da affrontare con nuove opportunità

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Essere NEET può sembrare una condizione di comodità e tempo libero, ma in realtà rappresenta una sfida complessa.

Il termine NEET (Not in Education, Employment, or Training) identifica quei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo.

Secondo i dati Eurostat, l’Italia detiene il tasso più alto di NEET nell’Unione Europea: nel 2023, il 17,7% dei giovani italiani, pari a circa 1,6 milioni di persone, rientra in questa categoria. Una percentuale allarmante che evidenzia difficoltà strutturali nel sistema educativo e nel mercato del lavoro.

L’UE si è posta l’obiettivo di ridurre il numero di NEET entro il 2030, ma per l’Italia la strada appare ancora lunga. Quali soluzioni potrebbero aiutare a invertire questa tendenza? Ampliare le opportunità formative e lavorative è sicuramente una risposta concreta, offrendo percorsi che preparino i giovani alle esigenze del mercato.

DEMA Academy nasce proprio con questo obiettivo: fornire una formazione pratica e innovativa, abbattendo le barriere che spesso ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro. Sei pronto a costruire il tuo futuro? Scopri di più su www.demaacademy.it.

DEMA arriva nella tua scuola!

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DEMA porta il digitale direttamente a scuola, perché oggi non è più un’opzione, ma una necessità. Le aziende cercano sempre più figure con competenze aggiornate in digital marketing, social media management, analisi dei dati e sviluppo web, ma molti giovani arrivano al diploma senza un’idea chiara del proprio futuro professionale. In questo contesto, la scuola gioca un ruolo cruciale: deve evolversi per diventare un ponte tra istruzione e mondo del lavoro, aiutando gli studenti a orientarsi verso le professioni emergenti.

Ecco perché è fondamentale che le scuole introducano momenti di formazione e orientamento dedicati al digitale. Non basta più limitarsi a presentare le facoltà universitarie, ma è necessario offrire strumenti pratici, incontri con esperti del settore e attività che mostrino le opportunità lavorative concrete.

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Portiamo un esperto digital direttamente in classe, con una lezione interattiva e coinvolgente, pensata per aiutare gli studenti a comprendere le nuove professioni e acquisire competenze immediatamente spendibili.

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La fuga dei talenti: perché i giovani lasciano l’Italia?

fuga di talenti

La “fuga dei talenti” non è solo un’espressione di moda, ma un fenomeno concreto che interessa l’Italia da diversi anni. Giovani brillanti, spesso con titoli di studio avanzati e competenze altamente specializzate, scelgono di lasciare il Paese in cerca di migliori opportunità lavorative e di vita.

Ma quali sono le cause principali di questo esodo? E cosa si potrebbe fare per invertire questa tendenza?

Le cause della fuga dei talenti

Diverse ricerche, tra cui una recente indagine dell’Università di Pisa, hanno individuato i motivi principali che spingono i giovani a trasferirsi all’estero:

  1. Scarsa gratificazione economica: I salari italiani, soprattutto per i neolaureati e i giovani professionisti, risultano nettamente inferiori rispetto a quelli offerti in altri paesi europei. Questa disparità rende difficile per i giovani costruirsi una vita indipendente, spingendoli a cercare stipendi più competitivi altrove.
  2. Poche possibilità di crescita professionale: In molti settori, la progressione di carriera è lenta e ostacolata da dinamiche aziendali poco meritocratiche. Questo frena l’ambizione di chi desidera sviluppare le proprie competenze e avanzare nel proprio campo.
  3. Mancanza di meritocrazia: Troppo spesso, le opportunità di crescita non vengono assegnate in base alle competenze e ai risultati, ma piuttosto a logiche di anzianità o favoritismi. Questo sistema scoraggia i talenti, che si sentono poco valorizzati.
  4. Precarietà del lavoro: Contratti a tempo determinato, stage mal retribuiti e incertezza lavorativa sono la norma per molti giovani italiani. Senza una stabilità economica, diventa difficile fare progetti di lungo termine, come l’acquisto di una casa o la formazione di una famiglia.

Perché 800 milioni di persone scelgono di trasferirsi all’estero per lavoro?

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Ogni anno, milioni di persone decidono di lasciare il proprio Paese d’origine e trasferirsi per lavoro all’estero.

È una scelta che porta con sé vantaggi significativi, ma anche sfide che richiedono sacrifici personali e professionali.

Vantaggi di trasferirsi per lavoro all’estero

  • Fattori economici: In molti casi, lavorare all’estero offre stipendi più alti, benefit migliori e opportunità di carriera che potrebbero essere limitate nel proprio paese
  • Crescita personale e professionale: Vivere e lavorare in un ambiente internazionale consente di acquisire nuove competenze, adattarsi a culture diverse e ampliare la propria rete di contatti
  • Miglioramento della qualità della vita: Paesi con un costo della vita equilibrato, servizi pubblici efficienti e una cultura del lavoro orientata al benessere offrono un ambiente ideale per crescere professionalmente e vivere serenamente

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La Gen Z sta trasformando profondamente il panorama lavorativo, portando alla luce nuove priorità e motivazioni per cambiare lavoro che vanno oltre il tradizionale focus sullo stipendio.

Dietro ogni cambio di lavoro c’è una ricerca di significato, equilibrio e benessere personale, che riflette una visione innovativa del mondo professionale.

Troppi straordinari: stop alle giornate infinite, il tempo è prezioso!

Per il 41% dei giovani della Gen Z, gli straordinari rappresentano la principale ragione per cambiare lavoro. Le lunghe giornate lavorative, che spesso invadono il tempo privato, spingono molti a cercare un miglior bilanciamento tra vita professionale e personale. La Generazione Z valorizza il tempo libero e il benessere, vedendo nel lavoro un mezzo per vivere meglio, non un fine in sé. 

La richiesta è chiara: orari più flessibili e rispetto per il tempo personale.